
Sintesi degli scopi ed obiettivi del progetto.
Per contrastare l’abbandono dei terrazzamenti, il progetto LIFE- PROSIT ha avviato una serie di azioni per sperimentare un metodo di salvaguardia e recupero del territorio rurale costiero. Questo metodo si e' basato su meccanismi che sono ambientalmente ed economicamente compatibili ed ha adottato un approccio fortemente partecipativo nei confronti della popolazione locale e dei visitatori. Il progetto ha avuto tre fasi: preparatoria, progettuale ed attuativa. Per generare consapevolezza tra la popolazione locale, il Parco ha organizzato alcuni forum divulgativi che hanno visto la partecipazione sia di tutte la persone coinvolte nel progetto sia di coloro che hanno espresso interesse all’iniziativa. Durante la fase progettuale, la mappatura delle aree rurali costiere sulla base del loro grado di vulnerabilità, pericolo e possibilità di recupero, ha permesso di individuare gli strumenti idonei per un eventuale recupero dei terrazzamenti e di definire gli aspetti operativi per mettere in atto il progetto pilota. Nella fase attuativa del progetto pilota, sono stati realizzati cinque siti pilota, dove sono stati reimpiantati i vitigni e sono stati prodotti secondo il metodo biologico, basilico, limoni ed olio.
Tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti con successo: il mantenimento della qualità storica del paesaggio, la salvaguardia dei paesi dal rischio idrogeologico, il coinvolgimento della popolazione e delle persone implicate nel progetto a livelli diversi e la sperimentazione di un modello di recupero del paesaggio costiero terrazzato.
In linea con l’approccio fortemente partecipativo, in tutte le fasi, il Parco Nazionale delle Cinque Terre ha attuato il progetto in stretta collaborazione con i partners istituzionali (i Comuni di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso) e con i rappresentanti dei principali settori afferenti al paesaggio terrazzato, all’agricoltura e al turismo. (Coop Cinque Terre e APT Cinque Terre). Il progetto ha avuto un costo complessivo di 542,940 Euro, dei quali 271,470 sono stati stanziati dalla Comunità Europea, e si è sviluppato nell’arco di tempo che va da settembre 2002 ad agosto 2004.
Descrizione delle tecniche e della metodologia adottata e dei risultati raggiunti
Il progetto PROSIT ha messo in moto una serie di iniziative finalizzate a generare ampio consenso nella popolazione locale e nei visitatori, secondo un approccio fortemente partecipativo per tutta la sua durata . In concreto, sono stati realizzati opuscoli informativi; sono stati esposti cartelli esplicativi, sono stati pubblicati periodicamente articoli sulla rivista ufficiale del Parco, La Voce del Parco, ed è stato continuamente aggiornato sia il sito Internet sia il materiale audio-visivo trasmesso sistematicamente sulla tv via. Il riscontro di queste azioni è giunto dalle numerose telefonate, dagli e - mails e dalle richieste scritte di un maggior approfondimento della materia: circa 4500 people hanno espresso interesse all’iniziativa.
Il progetto PROSIT è stato inoltre caratterizzato da un’ampia partecipazione delle persone coinvolte nel progetto che sono state attivamente coinvolte attraverso i forum divulgativi. Undici incontri pubblici sono stati organizzati durante la fase del progetto su diverse tematiche. Gli argomenti degli incontri sono stati decisi dalla Direzione Tecnica dei Forum ed hanno affrontato un’ampia gamma di argomenti, dalla viticoltura alla gestione del problema dei cinghiali nell’area, dalla rete di comunicazione interna alla produzione biologica, dalla coltivazione delle olive ai trattamenti delle erbe aromatiche: tutti i temi sono stati scelti per incoraggiare una partecipazione attiva della popolazione. Senza dubbio, possiamo affermare che si sia ottenuto un particolare successo in questo settore, visto il livello di partecipazione raggiunto: in media 20 persone erano presenti alle riunioni. Durante gli incontri pubblici, le persone coinvolte localmente hanno potuto dar voce alle loro opinioni e richieste di maggiori approfondimenti. Va inoltre ricordato che sono stati forniti aggiornamenti periodici sul progetto in Internet e attraverso la televisione via cavo così come attraverso articoli pubblicati sulla rivista annuale del parco. Anche alcune scuole sono state coinvolte attivamente nel progetto attraverso visite dei tecnici del progetto presso le loro sedi dove sono state attivate tavole rotonde con gli studenti e visite ai siti pilota che erano tra l’altro posizionati in luoghi strategicamente visibili. Infine, bisogna evidenziare come un simile livello di partecipazione sia assolutamente innovativo per questo tipo di progetto.
![]() | Fig. 1 Rapporto sui forum del Progetto LIFE. |
La divulgazione dei risultati costituisce la terza importante strategia per produrre consapevolezza nei confronti dei residenti e dei visitatori e si è protratta per tutta la durata del progetto (tra settembre 2003 ed agosto 2004). Sono state organizzate diverse visite ai siti pilota sia in un primo tempo, mentre venivano bonificati e recuperati i terreni sia successivamente, a progetto avviato, quando venivano ricoltivati. In questo modo, diversi studenti locali hanno potuto prendere parte a queste iniziative accompagnati dalle guide del progetto: si è cercato inoltre di aprire discussioni, di illustrare dettagliatamente il progetto e di rispondere alle loro domande specifiche. Gli studenti hanno dimostrato particolare interesse all’idea di recuperare i terreni abbandonati a tal punto da avanzare la possibilità di gestire personalmente alcuni appezzamenti di terreno nelle vicinanze delle scuole. Il convegno internazionale è stato il secondo elemento divulgativo accompagnato dalla visione del video illustrativo del progetto realizzato dall’ente di promozione turistica in inglese ed italiano che è stato inoltre proiettato in diverse sedi sia in Italia che all’estero. Dapprima, sono stati discussi i risultati e pubblicati gli atti del convegno e successivamente, sono stati disseminati i risultati prodotti.

Fig. 2 Atti del Convegno.
Un importante deliverable del progetto è stato rappresentato dal manuale tecnico per la costruzione dei muri a secco e per il mantenimento dei terrazzamenti. E’ stato distribuito localmente a scuole e privati; infine ne è stata inviata una copia a tutti coloro che l’hanno richiesta. Ancor più importante dell’aspetto divulgativo è il fatto che si sia deciso, durante i vari stadi del progetto pilota, di sfruttare il know-how acquisito da altri progetti di ricerca che il Parco porta avanti da anni. Diverse tappe hanno infatti proceduto il progetto e sono state cruciali per la realizzazione di questo deliverable.

Fig. 3 Manuale per la costruzione dei muri a secco.
Il primo obiettivo raggiunto è rappresentato dalla mappatura delle aree costiere in collaborazione con l’Università di Genova che ha prodotto un archivio alfanumerico e vettoriale delle aree mappate, fondamentale per la conoscenza del territorio e per facilitare scelte necessarie nella politica di recupero; i tecnici del parco possono ora valutare il livello di degrado delle aree, l’esatta superficie che è stata ricoperta dai boschi e la vicinanza dei terreni ai vari centri abitati, intervenendo alla luce dei dati che sono ora in loro possesso. Infatti, sulla base di questo archivio, sono stati definiti gli interventi operativi del progetto, ed è stato stabilito ed attuato il piano del progetto esecutivo.

Fig. 4 Software Geomedia Professional.
Parte integrale del progetto è stata la consegna di appezzamenti di terreno al Parco e le consequenziali opere di bonifica e recupero. Inizialmente, si era progettato di realizzare un unico sito pilota coltivato a vigneti; ma vista la natura sperimentale del progetto e l’interesse manifestato nei forum, sono stati aggiunti diversi altri terreni sperimentali coltivati a uliveti, limoni, e fatto assolutamente innovativo per la zona, a basilico. La somma dei diversi appezzamenti ha raggiunto comunque i 9,000 metri quadrati stabiliti dal progetto, per garantire maggior visibilità al progetto stesso ed una estensione più ampia nel parco in termini di attività. Il parco è stato fiancheggiato in questa fase dalla Cooperativa Agricola e dalla Cooperativa “Sentieri e Terrazze”. Quest’ultima ha ricostruito i muretti a secco, le scalinate, i canali di scolo e le mulattiere.
Il progetto pilota durante la fase attuativa è stato caratterizzato da tre elementi innovativi: la diversificazione dei terreni, la meccanizzazione della coltivazione e la produzione biologica. Questi elementi innovativi permettono di facilitare la vita dell’agricoltore nelle Cinque Terre, rendendo il progetto di recupero dei terreni un’attività attraente anche per le giovani generazioni. La tutela del paesaggio è infatti fondamentale per la sopravvivenza stessa delle Cinque Terre, così come la stabilità dell’area dipende proprio dal mantenimento dei terrazzamenti e, di conseguenza, dalla produzione agricola.
Nel progetto pilota, l’introduzione di colture innovative come il basilico, si presenta come assolutamente originale. La ragione per cui il basilico non sia mai stato coltivato nelle Cinque Terre deriva dalla particolare condizione di isolamento dell’area e pertanto, dagli alti costi di trasporto: a causa dell’alto grado di isolamento infatti , sembrava impossibile poter recapitare a destinazione il prodotto prima che non si deteriorasse. Ora le tecniche moderne precludono questo tipo di scadimento. Inoltre, la coltivazione del basilico si adatta bene alla strategia globale del parco che vuole promuovere prodotti locali di alta qualità. Infatti, il famoso pesto viene ora prodotto localmente, dove si sviluppa anche la sua commercializzazione.
La meccanizzazione della produzione è sempre stata impedita dalla particolare orografia delle Cinque Terre. La suddivisione del terreno in terrazzamenti non permetteva l’impiego di tecniche meccaniche. Le vigne sono sempre state coltivate secondo il meccanismo della pergola che rende il raccolto e la conduzione globale fisicamente estenuante. Tra l’altro, questo sistema rende la meccanizzazione virtualmente impossibile, poiché non è possibile inserire macchinari sotto i pergoli. Nel progetto pilota, è stato sperimentato un nuovo sistema di reimpianto della vite in filari, che permette quindi l’inserimento di macchinari.

Fig 5-9 Coltivazioni Varie.
La qualità dei prodotti è stata intensificata grazie all’adozione del metodo di coltivazione biologica che facilita inoltre l’introduzione del prodotto sul mercato. Chiaramente, il metodo biologico rispetta maggiormente l’ambiente, in quanto non impiega prodotti chimici. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre si caratterizza tra l’altro per essere un laboratorio ideale per elevare la qualità della vita e al centro di questa strategia si colloca proprio il progetto LIFE-PROSIT.

Fig. 10 Produzioni Biologica.
Il progetto pilota costituisce la base per estendere il metodo di recupero a tutta l’area del parco. Chiaramente, non è un obiettivo che si può raggiungere con facilità, tuttavia, il PROSIT ha permesso di studiare la possibilità di avviare un progetto di più ampio respiro. Infatti, sono stati realizzati diversi studi di verifica della possibilità di estendere il progetto, a livello amministrativo, economico, e tecnico. Inoltre, sono stati organizzati diversi corsi per la ricostruzione dei muretti a secco e si è valutata la possibilità di creare un vivaio per i vitigni autoctoni. Dove possibile, il personale del parco ha raggiunto questi obiettivi.
Trasferibilità dei risultati del progetto
I risultati di questo progetto si dimostrano interessanti per le regioni rurali di tutta l’Europa, ma, in modo particolare, per le regioni rurali costiere che dipendono dalla coltivazione della terra, sia per la loro sussistenza sia per la loro stabilità idrogeologica. Infatti, il progetto ha una immediata trasferibilità nel Parco Nazionale, e una sua possibile estensione è già stata valutata dal punto di vista economico, tecnico ed amministrativo.
Ciononostante, l’abbandono dell’attività agricola è un problema comune e i pericoli connessi si presentano anche in altri paesaggi non dissimili La Comunicazione della Commissione al Consiglio, il Parlamento Europeo, la Commissione Economica e Sociale e la Commissione delle Regioni del 27 gennaio 1999 – Direzione per l’Agricoltura Sostenibile fanno esplicito riferimento al fatto che l’abbandono delle terre adoperate per scopi agricoli ed economici,
esercita pressione sul paesaggio e sulla biodiversità prodotta dall’agricoltura per secoli e può essere seriamente compromessa dalla cessazione dell’attività agricola.
Così i passi compiuti dal progetto PROSIT fanno apparire l’attività agricola più accattivante e più facilmente replicabile in altri ambienti. Il primo passo è rappresentato dal riconoscimento dell’importanza dell’agricoltura e degli agricoltori come garanti del paesaggio e del mantenimento della biodiversità. Tutto questo è in linea con gli obiettivi della Politica Agricola Comune ed ha un applicabilità di ampio respiro.
Il Programma di Azione Ambientale enfatizza l’importanza di accrescere la consapevolezza dell’importanza dell’uso della terra soprattutto in modo da tutelare gli habitat naturali e i paesaggi, minimizzando l’inquinamento urbano. Il progetto LIFE PROSIT ha sperimentato diversi metodi di coinvolgimento della popolazione locale e dei vari partecipanti, ed ha svolto un’opera di continua divulgazione e di sviluppo della consapevolezza. Un ambiente sostenibile dipende inoltre dai singoli cittadini che sono chiamati ad impegnarsi in prima persona e ad essere coinvolti nelle decisioni che devono essere prese in materia di tutela ambientale, priorità assoluta per tutti. La partecipazione pubblica è un elemento centrale nelle procedure comuni messe in atto dalla Comunità Europea nella valutazione dell’impatto ambientale delle politiche del settore pubblico e dei programmi e dei progetti di investimento. Vale ancora la pena di evidenziare come l’approccio adottato nel LIFE PROSIT può essere ripetuto in altri contesti simili o dissimili e per tutti gli aspetti del progetto come la mappatura delle aree rurali o la realizzazione del manuale per la ricostruzione dei muretti a secco.
Per ulteriori informazioni o per richiesta di materiale:
massimiliano.ceresoli@parconazionale5terre.it
claire.oneill@parconazionale5terre.it

