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Alberi monumentali del Parco Cinque Terre

Un patrimonio storico-naturale che il Parco Cinque Terre ha l’onore di annoverare tra le proprie emergenze ambientali e il Corpo Forestale dello Stato di custodire: cipressi e lecci secolari nei santuari di Soviore a Monterosso e di Reggio a Vernazza.

(06 Ottobre 2008) -

Testimoni silenziosi di vicende umane e naturali, da secoli affondano le loro radici nei sagrati dei santuari della Madonna di Reggio a Vernazza e della Madonna di Soviore a Monterosso.
Sono i cipressi e i filari di lecci monumentali, antichi custodi di questi luoghi di preghiera immersi nella macchia mediterranea, magicamente sopravvissuti alle malattie, al taglio dell'uomo, agli incendi e alle trasformazioni delle aree boschive in aree agricole o cittadine.
Si tratta di esemplari unici, per età, portamento, valore paesaggistico e non ultimo legami con la storia e la cultura del luogo, divenuti negli ultimi anni, oggetto di tutela e parte del patrimonio artistico italiano.

Gli esemplari del Parco Cinque Terre
Il più antico è il cipresso che veglia sul santuario sopra a Vernazza (317 m). L'esemplare di Cupressus Sempervirens L., giunto al suo ottocentesimo compleanno, svetta maestoso con la sua chioma di fiamma lanciata verso il cielo.
Con le sue misure da record (23 metri di altezza e 490 centimetri di circonferenza), è una sorta di campanile vegetale che sfida quello di pietra.
Non è un caso se proprio un cipresso sia stato piantato accanto all'edificio di culto: nell'antichità infatti il suo fogliame sempreverde, il legno durevole e la straordinaria capacità di riprendersi ad eventi meteorici avversi, erano considerati simboli di longevità e vita eterna.
Un prodigio della natura, messo a dimora dopo la costruzione del santuario di Vernazza, citato nell'Inventario Nazionale degli Alberi Monumentali del 1990.

Poco lontano, sulla piazza del santuario mariano che sovrasta, a 470 metri, il paese di Monterosso, un filare di lecci, dall'innegabile valore architettonico, accompagna il viandante fino all'entrata della chiesa.
Siamo in presenza di altri giganti arborei "più giovani" (Quercus ilex L.), ma pur sempre centenari: un gruppo di lecci di 120 anni e un cipresso di 110 anni, alti rispettivamente 20 e 30 metri circa, per una circonferenza di 290 e 240 centimetri.

La tutela dei grandi patriarchi e il Corpo Forestale
Il primo a comprendere il valore e dunque la necessità della salvaguardia dei grandi patriarchi è stato il Corpo Forestale dello Stato.
«Nel 1982 – spiega Italo Franceschini, ispettore superiore scelto del Corpo Forestale dello Stato - abbiamo iniziato un censimento senza precedenti su tutto il territorio nazionale, allo scopo di individuare gli alberi di notevole interesse, che ha portato ad una visione precisa dello stato dell'arte: 22000 esemplari di valore, 2000 dichiarati "monumentali" per la vetustà e la rilevanza storico-culturale e di questi, 150 sono stati dichiarati "patriarchi".
La Liguria conta 18 "patriarchi", uno in provincia della Spezia: il cipresso di 800 anni del Santuario della Madonna di Reggio. Si è arrivati, continuando nel censimento, fino al 2003, data in cui sono stati inseriti nell'elenco, oltre al cipresso della Madonna di Reggio, quello della Madonna di Soviore e i filari di lecci centenari presenti in entrambi i luoghi di culto.»

«In un'epoca in cui il verde è sempre più minacciato e ancor più questi esemplari "ingombranti", che spesso rubano spazio ai parcheggi e "danno fastidio" alle attività umane, è un segno di grande civiltà adoperarsi per la loro protezione. - Ha sottolineato Silvia Olivari, coordinatrice territoriale del Corpo Forestale nel Parco Cinque Terre – La Legge Forestale Regionale per la tutela dei boschi del 1999, che ha previsto in articoli specifici l'individuazione di piante degne di essere conservate, assolve al preciso compito di salvaguardare la "diversità" e "l'anzianità" dell'individuo albero. E lo fa partendo da una concezione della natura come occasione per realizzare esperienze di speciale valore per l'uomo: questi grandi "polmoni verdi", rappresentano una fonte di conoscenza, di piacere e fruizione estetica, ma anche di documentazione storica che racconta l'evolversi delle condizioni socio-economiche di una comunità, laddove non esistono altre testimonianze se non la presenza della pianta stessa.»

A piedi da un santuario all'altro, partendo da Monterosso
Il sentiero 9 che parte dal tratto finale di Via Roma nel paese di Monterosso conduce, attraverso una strada mulattiera, al Santuario di Soviore (XIII secolo). A scelta si può tornare a Monterosso o proseguire sul sentiero 8b, che porta al Santuario della Madonna di Reggio (XI secolo). Durata del percorso circa 4 ore (3,5 chilometri).
In alternativa si può salire al santuario anche da Vernazza con il sentiero 8 che parte dalla stazione ferroviaria. Durata del percorso circa 45 minuti (1,5 chilometri).

foto della notizia
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