Di pietra e di luce
07/06/2012
Dal 15 giugno al 15 luglio. Alexander Martirosov dedica un poema fotografico alle Cinque Terre nei luoghi di culto di Monterosso al Mare: Oratorio dei Neri, Oratorio dei Bianchi, Chiesa dei Frati Cappuccini. Presentazione 15 giugno, ore 17, presso il Convento dei Frati Cappuccini. Le Cinque Terre nella fotografia di Alexander Martirosov
Come la fede religiosa ha avuto per filo conduttore la navigazione (si pensi solo ai frati irlandesi del medioevo), così anche l’amore per l’arte, in questo caso la fotografia di Alexander Martirosov, ha i suoi approdi: dopo Venezia, Monterosso al Mare. Un vero e proprio “nostos”, un ritorno del fotografo russo ai luoghi d’origine di pietra e luce delle sue “Cinque terre”, poema per immagini sospese tra realismo e metafisica, testimonianza d’amore resa ancora più forte dopo i tragici eventi dello scorso autunno. Nel prossimo passaggio fra primavera e estate (dal 15 giugno al 15 luglio) la magia dei suoi scatti, presentati in febbraio al Museo della Diocesi veneziana, si riunirà ad altri suggestivi luoghi devozionali in un’affascinante esposizione articolata in tre mostre in tre diversi monumenti di arte religiosa di Monterosso. La Fineart all’Oratorio della Confraternita dei Neri, il Reportage all’Oratorio della Confraternita dei Bianchi, i Landscapes alla Chiesa di San Francesco del Convento dei Frati Cappuccini (che custodisce anche una splendida “Crocifissione” attribuita a Van Dyck). Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo dai frati delle diverse confraternite, che hanno ritrovato nelle opere di Martirosov “una narrazione coerente e fedele allo spirito di grande bellezza e forza del creato”.
Presentazione critica.
Oggettività romantica, questa la cifra di “CINQUE TERRE” di Alexander Martirosov, poema fotografico per musica evanescente e stati d’animo sospesi -spiegano i critici Debora Ferrari e Luca Traini. Diviso fra colore e bianco e nero, dove il primo (quello dei “Landscapes”), a differenza del solito allude, tramite un respiro di bagliori, alla dimensione dell’ignoto (“Stato d’animo enigmatico della sera”, “Brezza del miracolo costiero”, “Il sussurro delle Terre”): gli abitati ricchi della loro luce umana fra cielo e mare non offrono qui facili certezze, ma la concretezza di un incanto che va oltre.
Come la fede religiosa ha avuto per filo conduttore la navigazione (si pensi solo ai frati irlandesi del medioevo), così anche l’amore per l’arte, in questo caso la fotografia di Alexander Martirosov, ha i suoi approdi: dopo Venezia, Monterosso al Mare. Un vero e proprio “nostos”, un ritorno del fotografo russo ai luoghi d’origine di pietra e luce delle sue “Cinque terre”, poema per immagini sospese tra realismo e metafisica, testimonianza d’amore resa ancora più forte dopo i tragici eventi dello scorso autunno. Nel prossimo passaggio fra primavera e estate (dal 15 giugno al 15 luglio) la magia dei suoi scatti, presentati in febbraio al Museo della Diocesi veneziana, si riunirà ad altri suggestivi luoghi devozionali in un’affascinante esposizione articolata in tre mostre in tre diversi monumenti di arte religiosa di Monterosso. La Fineart all’Oratorio della Confraternita dei Neri, il Reportage all’Oratorio della Confraternita dei Bianchi, i Landscapes alla Chiesa di San Francesco del Convento dei Frati Cappuccini (che custodisce anche una splendida “Crocifissione” attribuita a Van Dyck). Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo dai frati delle diverse confraternite, che hanno ritrovato nelle opere di Martirosov “una narrazione coerente e fedele allo spirito di grande bellezza e forza del creato”.
Presentazione critica.
Oggettività romantica, questa la cifra di “CINQUE TERRE” di Alexander Martirosov, poema fotografico per musica evanescente e stati d’animo sospesi -spiegano i critici Debora Ferrari e Luca Traini. Diviso fra colore e bianco e nero, dove il primo (quello dei “Landscapes”), a differenza del solito allude, tramite un respiro di bagliori, alla dimensione dell’ignoto (“Stato d’animo enigmatico della sera”, “Brezza del miracolo costiero”, “Il sussurro delle Terre”): gli abitati ricchi della loro luce umana fra cielo e mare non offrono qui facili certezze, ma la concretezza di un incanto che va oltre.
Verso i bianchi e neri dei frammenti di definizione della seconda e terza parte del libro. “Fine Art”: paesaggi di raccordo prima delle presenze umane finali, ora sognanti ma scanditi da elementi dinamici (“Battito del mare”), ora sfumati silenti di precisione metafisica (“Da solo con il silenzio”).
Fughe interrotte, quasi raggelate (“In attesa del freddo”) ma vibranti, disposte nella misura di un contrappunto che prelude a un finale tutto umano; quello di “Reportage”. Abitanti e bagnanti colti in primo luogo in singoli lacerti lirici (“Passeggiatore solitario” I, II, III), quindi in brevi poesie di dialogo fra loro (“Storia di uno chef”, “Racconti di una vita”), con l’obiettivo (“Il cronometrista”) e gli elementi (“Il frangersi della superficie”) in una calibrata misura: quella di un ritorno corale alla dimensione interiore di ogni orizzonte”
Info
www.primopianovenice.com
info@primopianovenice.com
393 6770463
Fughe interrotte, quasi raggelate (“In attesa del freddo”) ma vibranti, disposte nella misura di un contrappunto che prelude a un finale tutto umano; quello di “Reportage”. Abitanti e bagnanti colti in primo luogo in singoli lacerti lirici (“Passeggiatore solitario” I, II, III), quindi in brevi poesie di dialogo fra loro (“Storia di uno chef”, “Racconti di una vita”), con l’obiettivo (“Il cronometrista”) e gli elementi (“Il frangersi della superficie”) in una calibrata misura: quella di un ritorno corale alla dimensione interiore di ogni orizzonte”
Info
www.primopianovenice.com
info@primopianovenice.com
393 6770463









Visita il canale del Parco