Viaggio nella cultura, dalle istituzioni ai parchi, passando per la scuola

22/02/2013

Sabato 23 febbraio – ore 17 Camec della Spezia. La scusa per parlare del valore della cultura la fornirà la presentazione dei libri dell'autore Roberto Ippolito e del Presidente del Parco dell'Appennino tosco emiliano Fausto Giovannelli: coordinano l'incotro - alla presenza del Sindaco Massimo Federici – Gabriella Peroni, presidente dell'Associazione Aidea e Cinzia Forma, docente di Lettere Classiche presso il Liceo Costa della Spezia.

La Spezia - Sabato 23 febbraio alle ore 17 al Camec della Spezia, in Piazza Cesare Battisti, la Cultura, che qualche volta in Italia si accontenta della c minuscola, sarà protagonista di un incontro-dibattito con il giornalista Roberto Ippolito, il sindaco della Spezia, Massimo Federici e il presidente Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, Fausto Giovanelli.
L’occasione di questo confronto è l’uscita di due recenti pubblicazioni: “Si fa presto a dire Parco” libro-intervista a Fausto Giovanelli curato dalla giornalista Emanuela Rosi (pubblicato da Studio Nobili) e “Ignoranti. L’Italia che non sa. L’Italia che non va” di Roberto Ippolito (pubblicato da Chiarelettere).
 
Coordinano l'incontro le Professoresse Gabriella Peroni, presidente dell'Associazione Aidea e Cinzia Forma, docente di Lettere Classiche al Liceo Lorenzo Costa della Spezia.

Al centro del dibattito ci sono alcune questioni vitali per ciascuna comunità e per il Paese tutto: la Cultura è la trama sottile su cui si costruisce un senso di appartenenza, la condivisione di storie, tradizioni, saperi, produzioni. Come una sindrome che colpisce in modo ‘silente’, come il Parkinson che porta alla perdita della memoria e quindi della personalità, l’ignoranza porta all’arretratezza culturale ed economica. Vincere la sfida per il futuro vuol dire riconoscere l’immenso valore del nostro patrimonio sia esso storico, paesaggistico, umano.

“Si fa presto a dire Parco”.
Il libro-conversazione tra la curatrice, la giornalista Emanuela Rosi, e il presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, Fausto Giovanelli (edito da Studio Nobili), è un viaggio tra passato, presente e futuro, dove il messaggio finale di Giovanelli è chiaro: la sfida dell’Appennino è «sconfiggere la sconfitta» che lo ha condannato ad anni di abbandono ma anche di rassegnazione. E la parola assistenza deve lasciare spazio a un termine nuovo: opportunità. «Il parco - spiega Giovanelli – è molto giovane (è stato istituito nel 2001, ndr) ed è una realtà complessa, composta da molti borghi. L’Appennino Tosco Emiliano non è immediatamente circoscrivibile e identificabile come può esserlo, ad esempio, il Monte Bianco. La cronaca quotidiana non permette di comprendere il significato di fondo di questa istituzione: molte persone non sanno ancora esattamente cosa sia e cosa faccia». Aggiungendo il fatto che in Italia e in Europa manca ad oggi una vera percezione delle aree protette nazionali, Giovanelli non ha dubbi sull’utilità del libro, una pubblicazione che lui stesso considera «uno degli atti costituenti del parco, oltre che uno strumento per informare e per discutere». Ilaria Moretti – Gazzetta di Parma.

“Ignoranti”
Spesso esilarante per i casi raccontati, ma inquietante per lo scenario descritto, Roberto Ippolito svela quanto è somara l’Italia. Con nomi e cognomi il libro (che ha come sottotitolo “L’Italia che non sa. L’Italia che non va” ed è pubblicato da Chiarelettere) fornisce un campionario incredibile di assurdità: il sottosegretario che accusa il ministro di essere un “asino bardato da generale”, la conduttrice che inciampa sugli accenti, deputati che parlano in modo inverosimile. Sorprendente? Ippolito (che ha pubblicato diversi libri di successo tra cui “Evasori” e “Il Bel Paese maltrattato”, entrambi con Bompiani) documenta che l’Italia è sempre in coda nelle classifiche per l’istruzione e la cultura. Lo confermano gli spropositi che si trovano nei temi della maturità, i pessimi risultati degli studenti nel confronto internazionale, gli errori nella formulazione delle domande ai concorsi: anche chi giudica sbaglia. E l’economia arretra. Il contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l’innalzamento culturale accompagnò il miracolo. Oggi il 45,2 per cento ha al massimo la licenza media contro il 27,3 per cento dell’Europa.

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